21-07-2026
Quando una casa si paga con le azioni di OpenAI
A San Francisco è comparso un annuncio immobiliare piuttosto curioso.
Una casa ristrutturata nel quartiere di Duboce Triangle, circa 232 metri quadrati, tre camere da letto e un prezzo richiesto di 2,995 milioni di dollari, può essere acquistata anche pagando con azioni di OpenAI o Anthropic.
C’è solo un piccolo dettaglio: le due società non sono ancora quotate in Borsa.
In pratica, il proprietario è disposto a cedere un bene molto concreto — muri, tetto, cucina e presumibilmente anche qualche problema idraulico — in cambio di azioni difficili da vendere e il cui valore dipende soprattutto dalle aspettative sul futuro dell’intelligenza artificiale. (Business Insider)
L’annuncio ha attirato immediatamente l’attenzione. Del resto, scrivere “accetto azioni OpenAI” è sicuramente più efficace di “luminoso trilocale in zona ben servita”.
Ma il caso di San Francisco non è isolato.
Nella contea di Marin è stata proposta una proprietà di oltre 4.000 piedi quadrati, circa 406 metri quadrati, con piscina a sfioro e vista sulla baia, in cambio di azioni Anthropic. Il proprietario ha utilizzato per la società una valutazione di circa 800 miliardi di dollari. (realtor.com)
A Miami, invece, il venditore di una casa da 2,6 milioni di dollari si è dichiarato disponibile ad accettare azioni OpenAI, Anthropic o SpaceX. A New York, il proprietario di un appartamento acquistato per circa 7 milioni di dollari e successivamente ribassato a 6,25 milioni ha manifestato una preferenza per le azioni Anthropic rispetto al denaro. (Business Insider)
Sembrerebbe una novità assoluta.
Naturalmente non lo è.
Alla fine degli anni Novanta, durante la bolla delle società Internet, alcuni proprietari della Silicon Valley accettavano azioni o partecipazioni nelle startup come parte del pagamento degli affitti degli uffici. Invece di limitarsi a fare i proprietari immobiliari, avevano deciso di improvvisarsi anche venture capitalist. (The Wall Street Journal)
Per qualche tempo sembrò un’idea geniale.
Poi arrivò lo scoppio della bolla dot-com. Molte società fallirono, gli uffici rimasero vuoti e le azioni ricevute in pagamento finirono per valere poco o nulla. Nel primo trimestre del 2001, gli affitti degli uffici di qualità a San Francisco erano già scesi del 7,5% rispetto al trimestre precedente. (Los Angeles Times)
Insomma, la storia non si ripete mai in modo perfettamente identico.
Nel 1999 c’erano le società Internet. Oggi ci sono quelle dell’intelligenza artificiale.
Ieri le parole magiche erano “portale”, “e-commerce” e “nuova economia”. Oggi sono “modelli linguistici”, “intelligenza artificiale generativa” e “prossima quotazione”.
Cambia il vocabolario. L’entusiasmo, invece, è sempre lo stesso.
Questo non significa che OpenAI o Anthropic siano destinate a fare la fine di molte società della bolla Internet. Sono aziende reali, con tecnologie e prospettive importanti.
Significa però che, quando un investimento diventa così desiderato da essere preferito perfino al denaro contante, conviene fermarsi un momento.
Non necessariamente per scappare, a almeno per controllare se stiamo comprando un’attività per il suo valore oppure perché tutti vogliono averne un pezzo.
La storia dei mercati ci insegna una cosa semplice: le grandi innovazioni cambiano davvero il mondo. Il problema è che, durante l’entusiasmo, tendiamo sempre a pagarle come se potessero cambiarlo già entro martedì prossimo.
Silvano Fanti